Anche un orologio fermo segna l'ora giusta. Due volte al giorno. (H. Hesse)

martedì 7 luglio 2009

A beautiful Mind

Materia ostica per il cinema parlare di un matematico e del suo mondo. Il regista ha affrontato il problema con abilità e astuzia realizzando un prodotto che mescola sapientemente generi diversi: il giallo, il melò, il dramma… Giustamente Il Sole-24 Ore ha scritto: “…un ottimo film popolare, dando a questo aggettivo il senso che, da anni, il cinema di Hollywood ha perduto”.

A questo link c'è la scheda del film mentre a quest'altro c'è un concorso con in palio un ipod!

mercoledì 20 febbraio 2008

Deliri serali

Di nuovo io.
Dov'ero? A cercarmi.
Ti sei trovato? Si. No. Boh.
E' poi così importante?
Ormai ho praticamente tutto ciò di cui ho bisogno per considerarmi felice: la consapevolezza di avere tutto ciò di cui ho bisogno per considerarmi felice.
E infatti lo sono.
Ma oggi fatico. Il motivo lo ignoro. Mi rifiuto di credere che sia per la giornata di merda avuta in ufficio. Ci deve essere qualcos'altro.
Ma cosa.
Mi serve un fine settimana di quelli ai quali non mi abituerò mai, spero. Mi rigenerano.
Lei sa illuminarmi.
Come diavolo fa, lo sa solo Lei.
Mi riempie.
Tanto da non lasciare spazio ad altro.
Ora non sto più delirando, però.
Peccato non poterglielo dire ogni volta che ne ho voglia.
La asfissierei.
E allora mi controllo, cercando di trovare il momento giusto per buttarglielo lì, tra il chiaro e lo scuro, quando meno se l'aspetta.
Non so più fare a meno di Te.
Ecco, l'ho detto.

E poi c'è tutto il resto.
Gli amici.
Le mie passioni.
Le sere come questa.
Che anche se non hai niente da fare, scrivi.
E hai detto tutto.

martedì 6 novembre 2007

Perchè mica è sempre facile.

Mi muovo scaltro all'interno di un mondo che mi appartiene ma che non ho mai sentito mio.
Riesco ad avvertire gli ostacoli in anticipo, ed è coscientemente che decido di fregarmene.
Quando inciampo, quindi, so che la colpa è solo mia. La maggior parte delle volte, almeno.
D'altronde se così non fosse sarebbe tutto paradossalmente più complicato. Cadere è l'unico modo che ho trovato finora per continuare a camminare, dopo essermi rialzato.
Mi piace pensare che arriverà anche il momento di correre. Non dico di voler battere il record dei 100 metri, ma almeno un piazzamento vorrei spuntarlo.
Mi guardo dietro e vedo semplicità. Guardo avanti, montagne.
Ho un passato forte a cui appoggiarmi, spesso non è sufficiente, ma me lo devo far bastare.
Perchè ci sono dei giorni in cui alzarsi dal letto pesa davvero troppo.
Ma per fortuna esistono anche notti in cui a letto non vorrei andarci mai. Almeno non da solo.
Perchè se l'anima grida ma il corpo non ascolta, fa solo un gran rumore.
Perchè quando tutto intorno è nebbia, esistono solo due modi per non perdersi: il primo, fermarsi. Il secondo, non fermarsi.
Perchè è proprio quando tutto intorno gira storto, che ho la convinzione che dentro sta andando a gonfie vele.
Perchè ci sono delle cose che proprio non mi vanno giù, mentre quelle che ho qui in fondo non ne vogliono sapere di abbandonarmi.
Perchè ho sempre pensato che quel povero disgraziato di Caino fosse soltanto una vittima del Sistema.
Ma soprattutto perchè la parabola del figliol prodigo, proprio non mi ha mai convinto.
Perchè eccheccazzo quel che giusto è giusto. Senza mezzi termini.
Perchè se avessi più tempo, forse ne sprecherei ancor di più.
Perchè chi cerca sempre soluzioni, rischia di dimenticare il problema.
Perchè domani è un altro giorno, ma oggi pure.
Perchè mica è sempre facile. Ma neanche impossibile.

mercoledì 3 ottobre 2007

Piccolo breviario di quotidiane idiozie.

Arriva un momento in cui non ce la si fa più. Ne senti una, due, tre, ma poi dici basta.
Basta.
E le devi tirare fuori, altrimenti rischi che, tenendole tutte dentro, esplodano contagiando anche te.
Le quotidiane idiozie.
Ecco, io sono arrivato ad un punto tale per cui ora inizio a temere per la mia sanità mentale.
E se non scrivo (sperando così di debellare, almeno in me, il malefico morbo dell'idiozia ormai dilagante), potrei anche rimanerne vittima.
Consapevole, oltretutto. Il che mi renderebbe complice di tanto scempio.
Allora mi dissocio, che si sappia.
Sia chiaro che potrei stare qui a scrivere per giorni interi, e ancora non sarebbe una trattazione esaustiva.
Ma da qualche parte bisogna pur cominciare.
E allora, fiato alle trombe.
Ma prima, una precisazione: per quanto inverosimile possa sembrare, non mi sto inventando niente.
Giuro.

Una spiaggia del litorale romano. Due ragazze -carine, per giunta- passeggiano chiacchierando amabilmente di un ragazzo appena conosciuto, credo.
Mi passano vicino e non posso fare a meno di carpire un brandello (mai definizione è stata più calzante) della loro conversazione.

-Avrà un bel fisico, begli occhiali, ma è proprio stupido.

In me, il gelo. A dispetto dei 38 gradi esterni.
"begli occhiali"!?
Nell'estate 2007, sul litorale romano, noi maschietti siamo stati giudicati (e quello in questione, come stupido, oltretutto!) in base ai nostri occhiali da sole.
Sappiatelo, per l'anno prossimo.

Oggi, al telegiornale (tg5, mica tele torbellamonaca), una signora di un paesino dell'Abbruzzo è stata intervistata da un giornalista.
Lei: -Non dava fastidio a nessuno, scendeva in paese la sera, faceva una passeggiata e se ne riandava via. Era diventato ormai uno di noi. Ci mancherà moltissimo.

Il soggetto? Un orso bruno morto dopo aver mangiato del cibo avvelenato.

E non vi dico la retorica buonista del giornalista. Aberrante.
Non me ne vogliano gli animalisti, ma parlare al telegornale di una bestia morta negli stessi termini in cui si parla delle persone, è qualcosa che trovo nell'ordine:
1. disgustoso;
2. ipocrita;
3. umiliante.

Riordinate la lista come volete, ma guai a voi se vi azzardate a cambiare un solo aggettivo.
Non accetto, in questo, pareri discordi. E' fuori da ogni grazia di Dio.

Comunque.

Finiamo con una risata, che è meglio.

La location è uno dei due fantastici negozi capitolini dell'altrettanto fantastico signor Ikea (che Dio lo benedica e l'abbia in gloria ora e sempre, senza di lui col cavolo che avrei una casa).
Però stavolta l'ha fatta grossa.
Entrate nel meganegozio, prendete carta, matita, metro e bustona gialla, fate il vostro giro, provate tutti i divani-poltrone-letti-sedie-armadi-tavoli che volete, acquistate poi solo un set di stampelle (3.99 euro/8 pz.), vi recate alla cassa per pagarle e qui.
Qui.

L'idiozia delle idiozie.

E pensare che c'avranno studiato almeno in venti per tirarla fuori.
Un poster gigante appeso di fronte ad gni cassa (non sia mai vi dovesse sfuggire):

"Ti piace la busta gialla? Compratene una blu!".

Ora io dico, porcaccia miseria:
1. A chi può piacere quella busta gialla di simil-nylon che pure mia nonna si vergognerebbe ad usare per andare a fare la spesa (un po' per il colore, un po' perchè non ha le rotelle)!?
2. Ammesso pure che qualche folle al quale piaccia la busta gialla esista, qualcuno mi può spiegare per quale cazzo di motivo se a me piace la busta gialla me ne devo comprare una blu!?!?!?
Sarebbe già un miracolo vendere una busta gialla ("Ti piace la busta gialla? Compratela!" sarebbe stato meglio, secondo me. Almeno coerente.), ma perchè quella blu?
Era finito il tessuto giallo? Volevano fare i simpatici? Il blu si intona meglio del giallo con l'impiallacciatura betulla dei mobili per tv Skvastva?
Esigo una risposta, qualcuno mi aiuti, ve ne prego.
E' come se io andassi in pizzeria e dicessi al cameriere: "vorrei proprio una capricciosa stasera; ok, mi porti una margherita".
Poi, se quello vi manda a cagare, con chi ve la prendete?

martedì 18 settembre 2007

...Musica (atto II)

Caldo il vento mormora tra rovine di ancestrale maestosità.
Tutto intorno sabbia e sole, sole e sabbia.
E il miraggio di porti mai visti è la realtà che si teme, sempre, da queste parti.

L'anima tace la propria presenza; il corpo la grida in silenzio.

Il divario tra paura e terrore è un granello di sabbia, la stessa che i piedi calpestano in una ridicola danza senza musica.

Colori,
odori,
rumori,
di luce vestiti. Di niente vestiti.

E' mentre suona l'orchestra dell'oblio, che arriva, inaspettata, Lei.

Sinuosa e sensuale, altera e sdegnosa, quasi impertinente, nella sua puntualità.
Studia, analizza, valuta, comprende.
Soltanto a questo punto, si erge.
La vittoria, ancora una volta sarà Sua.
Una corda di violino il Suo corpo, vibrazioni il Suo moto, veleno mortale il Suo sibilo.

Che sia musica, dunque.

E con essa timore, fragore, dolore, sentore d'aver perso ciò che ormai non si possedeva più.
La coscienza di sè.
Poi, il buio.

(continua...)

lunedì 10 settembre 2007

Sherazade


E', ancora una volta, tempo di musica.

martedì 28 agosto 2007

E=mc2

Un pigro martedì sera di fine estate.
Casa mia.
Che faccio?
Alternative possibili:
1. tv.
2. il mio blog.
3. esco.
4. lavo i piatti.
Ora, visto che di farmi prendere in giro da quell'apparecchio a tubo catodico (anche se il tubo catodico non c'è più) non mi va proprio, visto che il mio blog ormai mi "chiama" quando vuole che io aggiunga qualcosa ed è perfettamente inutile che io prenda iniziative, visto che lunedì sera è stata una bella, bellissima serata e ancora mi appartiene quel senso di appagamento tale da rendermi inappetente di fronte alla possibilità di uscire e vedere altra gente, ho deciso di mettermi a lavare i piatti.
Anche perchè sto diventando un maniaco dell'ordine.
Dicono sia sempre così all'inizio. Ci credo poco, ma tant'è.
E così:
rubinetto,
spugna,
detersivo,
piatti (in maggioranza bicchieri, a dire la verità) sporchi.

Dopo pochi istanti una domanda amletica mi attanaglia.

Qualcuno è in grado di spiegarmi per quale prodigiosa congiunzione astrale, ogniqualvolta che si apre il rubinetto il getto d'acqua finisce irrimediabilmente sull'unico cucchiaino -ovviamente, neanche a dirlo, con la concavità rivolta verso il basso- presente nel lavabo, e tutta, dico tutta l'acqua inizia a zampillare sul pavimento appena lavato? Che ancora mi chiedo come sia possibile che da quel maledetto tubo d'alluminio sia uscita tutta quell'acqua in così poche frazioni di secondo.
Non è casualità, ormai ne sono certo. Ci deve essere una legge fisica ben precisa che ignoro.
Maledetta.
Mi toccherà asciugare tutto.
Tra qualche minuto, però.
Ora, il mio blog ha iniziato a chiamarmi.

venerdì 24 agosto 2007

Di partenze, ritorni, e varie altre amenità

Quest'estate sono partito.
Senza muovere un passo, sia chiaro.
Ma sono andato ugualmente "lontano".
Ho volato, saltellato, zoppicato, annaspato e poi volato ancora.
Il tutto, come ho già detto, senza muovere uno stramaledetto passo.
E ho scoperto che è facile volare, fin troppo a dirla tutta (quasi una delusione...quasi...), quando si è leggeri leggeri.
Partiamo dal presupposto che me ne fotto altamente del motivo per cui ora mi sento così leggero (la verità è che me la faccio sotto al pensiero che
scoprire la ragione di tanta leggiadria possa farla terminare così come magicamente è iniziata).
Ho imparato che non conviene sempre porsi domande, e a volte ci riesco pure.
Vigliaccheria? Forse, a me piace chiamarla istinto di sopravvivenza.
E funziona, garantito.
Almeno per un po' e con me, funziona.
Poi la domanda fa il giro, ti passa di lato, poi dietro, poi sull'altro lato, infine ancora di fronte a te.
E si ricomincia da capo.
Ma, nel frattempo, hai preso tempo e fiato. E non è poco.
Comunque.
Svolazzando più o meno allegramente qua e là dentro 'sta mente a volte troppo complicata per poter essere compresa dalla mia mente a volte troppo semplice, ho visto,
per un istante, uno solo, d'accordo, ma pur sempre un vivo vero reale concreto chediolobenedica istante, ho visto, dicevo, la mia vita come voglio che sia.
Chiariamoci subito prima che mi si fraintenda.
Non che io l'abbia "vissuta" per un istante.
L'ho soltanto "vista".
E la differenza è sostanziale, ovviamente.
Come quando, da bambino, andando a spasso con mia mamma osservavo, adorante, le vetrine dei negozi di giocattoli.
I robot dei Transformers.
Commander.
Wow.
Lo desideravo quasi morbosamente, e vederlo era già mezza felicità. Facciamo un terzo, va.
Possederlo, gli altri due terzi.
Con Commander, se non ricordo male -e non ricordo male-, mi sono fermato ad un terzo.
Con la-mia-vita-come-voglio-che-sia, pure.
Ma Commander me lo porto dentro da venticinque anni abbondanti.
Ormai posso dire di aver abbandonato le speranze.
L'altra faccenda, invece, sta ancora in piedi.
Anzi, s'è appena alzata.
E adesso vuole, esige, pretende spazio.
Urla una musica soave, la-mia-vita-come-voglio-che-sia.
E i due terzi di felicità mancanti resteranno tali fintanto che non imparerò a suonarla anche io, la musica soave.
Non è che sia proprio facile 'sta cosa, ma direi che vale la pena provarci...il viaggio intrapreso va continuato, ancora più in profondità.
E' come se ora fossi, piccolo piccolo, a zonzo nei miei bulbi oculari, e dovessi arrivare nello stomaco.
Passando per mente e cuore.
F-a-r-à-u-n-m-a-l-e-c-a-n-e.
Pazienza.
E' curioso come una delle prime cose alle quali si pensa non appena si intravede la "terra" (o il mare, dipende dai punti di vista) sia voler
condividere quella vista con le persone che ami, quelle che ti stanno più vicine, quelle alle quali vuoi bene da quando "voler bene" significa
ciò che significa ora.
E dispiace un po' vedere che, chissà da quali venti trasportati, loro la tua vista non ce l'hanno.
O meglio.
Vedono la terra (o il mare, s'è detto) riflessa nei tuoi occhi, ma non direttamente.
Glielo urleresti nei timpani che basta girare un po' la testa per vedere ciò che vedi tu, diciamo un centottanta gradi scarsi, ma non ci riescono proprio.
Come biasimarli, d'altronde. Quando si era a parti invertite, io neanche di mezzo grado mi son girato.
Non è che non vuoi, è che non ce la fai proprio.
Li capisco, quindi.
Ma dispiace lo stesso.
C'è una bellissima canzone che dice che "alla fine di un viaggio c'e' sempre un viaggio da ricominciare".
Io credo che il viaggio da ricominciare sia spesso il ritorno dall'altro viaggio, quello precedente. Perchè altrimenti che senso avrebbe partire se poi non
si può tornare per confrontarsi con chi si era prima? Ho bisogno di capire di volta in volta il valore aggiunto, è questo il punto.
Così aggiusto il tiro.
E' come se stessi costruendo una casetta e aggiungessi un mattone.
La casetta è l'insieme delle esperienze pregresse, il mattone è il valore aggiunto.
Facile, no? Magari.
Certe volte invece di aggiungere mattoni, distruggo travi. E sapeste che botto.
Ma poi, ve l'ho già detto, lo so, inspiegabilmente e con i suoi tempi, le travi, i mattoni, il cemento...tutto torna al proprio posto.
Non si è davvero felici quando tutto intorno è luce, ma quando, di fronte a zone d'ombra, ci si riesce a porre in una posizione di osservazione privilegiata.
Bicchiere mezzo pieno, direbbero alcuni.
Volare, dico io.
Ora, è tutto un po' più chiaro?
No!?
Pazienza.

venerdì 27 luglio 2007

Home sweet home!

Si può morire dalla troppa felicità?
Ieri sera, per un momento, ho pensato di si.
Inizia la discesa, fate largooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!

martedì 24 luglio 2007

.24.07.07.

Punto.
E.
A.
Capo.

Questa è una promessa, che faccio a me stesso, innanzitutto.
Non ho più intenzione di giustificare niente e nessuno, non voglio più capire, comprendere o giustificare azioni e comportamenti
i-n-q-u-a-l-i-f-i-c-a-b-i-l-i.
Che lo facciano gli altri con me, se ne sono capaci.
Io non ne ho più voglia.

In un istante, muoio.
In quello successivo, rinasco.
Più forte, più cattivo, più duro.
Cristo, che figata.
Uno strano senso di leggerezza e bruciore si mescola nei miei polmoni, stamane. La figata è che il bruciore passerà in fretta.
Il legno di quercia brucia per ore, la paglia solo pochi secondi.
E allora che la paglia bruci, tutto intorno a me, e ci provi, se ci riesce, a farmi paura, a farmi tremare, a farmi piangere, a farmi del male, a farmi scappare.
Io sono qui, e non mi muovo.
Quantevvero iddio non mi muovo.

E' ora di riinventarsi da capo, mon amì Antoine.
E' ora di imparare dagli altri un po' di sano egoismo. Ho avuto maestri eccellenti, in questo, non posso proprio lamentarmi.
E' ora di tirarle fuori, 'ste ali dalla tasca.

Se provo a guardarvi dall'alto, sembrate tutti piccoli e meschini.
Ma so che non è questa la verità.
Semplicemente, ognuno sceglie ciò che crede sia meglio per sè. Punto.

E.
A.
Capo.


Mondo, sorprendimi. Ho aperto gli occhi.

venerdì 20 luglio 2007

Storiella

Oggi vi voglio raccontare una storiella.
Una storia che appartiene ad un passato, neanche troppo lontano, di giorni in chiaroscuro.
Ovviamente.

"C'era una volta una giornata che, come tante altre, purtroppo, era iniziata per il verso sbagliato.
Sapete quella leggera sensazione di insoddisfazione, delusione, stanchezza, niente di grave, ma persistente e fastidiosa...era una di quelle giornate là.
Una di quelle che prima passano, meglio è.
Ti sembra quasi che nulla possa cambiare quello stato, e poi ci pensi e dici: ancora così? Sto ancora così!?
Sei cieco di fronte al mondo, in quelle giornate là.
Sei cieco di fronte alla felicità. E si sa, quando non si ha il coraggio di guardarla dritta negli occhi, la felicità, lei va da un'altra parte.
E' un po' puttana la felicità, in questo. Ma che ci vuoi fare, è così.
Poi arriva un pensiero, una frase, inaspettata semplice diretta precisa.
Ed è un Amico a pronunciarla, mica una persona qualsiasi.
-Ti voglio bene-
Tre parole facili facili, così facili che sono tra le prime che i bambini imparano, ma purtroppo anche le prime che gli adulti spesso dimenticano.
E fa male il cuore dalla gioia quando le dicono a te.
A volte non ci pensi a certe cose, tanto sai che sono lì, sempre e comunque.
Mica è sempre vera 'sta cosa qua, però.
E anche se lo fosse? Comunque sia, sono bastate tre paroline ed è cambiata la luce intorno.
Spero di non dimenticarlo, almeno fino a stasera, poi domani sarà un'altra storia, ma intanto oggi c'è il sole.
E me lo voglio godere fino in fondo."

Questo è un piccolissimo "grazie", per tutte quelle meravigliose persone che mi riempiono con i loro -ti voglio bene-.
I miei amici.
A volte mi chiedo come farei senza di voi.
Per fortuna, non devo trovare una risposta.

venerdì 13 luglio 2007

Si cambia musica!

la vecchia musica? silenzio
la nuova musica? fanfara!
le mani di un amico? grandi
le mani di un nemico? nascoste
gli occhi di chi ti legge nell'anima? lucidi
gli occhi di chi ti mente? lucidi (capito perchè è tutto un gran casino quaggiù?)
il giorno più lungo? solstizio d’estate
la notte più lunga? quella in cui sei solo
il giorno più bello? deve ancora venire
e quello più brutto? è già venuto, ha fatto, disfatto, costruito e distrutto.E se ora non se ne va affanculo in fretta, ce lo mando io a calci
l'animale più veloce? la gelosia
e quello più lento? la fiducia
un brutto rumore? una porta che sbatte
un bel suono? la Sua voce al mattino
la strada più difficile? la propria, sempre
il colore del mare? il colore del mare
la forza di una donna? la sua meravigliosa "fragilità"
la forza di un uomo? la sua donna
un ricordo che scalda? mia nonna che mi abbraccia e mi prende in braccio
un "adesso" che scalda? io che abbraccio dall'alto la mia nonnina
un sapore da dimenticare? un bicchiere di detersivo per piatti bevuto da piccolo
un sapore da non dimenticare? il primo bacio. e l'ultimo.
il profumo di un sogno? gelsomino
il colore di una carezza? ocra rossa
il suono di un abbraccio? .ta.
un pianoforte accordato? avvolgente
un violino scordato? affascinante
un libro ancora da leggere? siiii
il peso dell'anima? meno di 21 grammi, mooolto meno
il prezzo della libertà? 700 euro/mese

un orizzonte assolato? è tutto mio.

giovedì 5 luglio 2007

Tramonti

Sangue dolente esonda da ferite marcescenti.
E tu.
Di spalle.
Ridi.
Strazianti silenti stridii percorrono il mio corpo in cerca di un nulla ingombrante.
Un perverso piacere discende dalla incessante ricerca del dolore, ora.
Necessito di altro veleno, perch'io possa infine trovare l'antidoto in me.
Ancora una volta.

Ma.
Immerso, respiro.
E allora vedo nuova Luce, nel tramonto di un altro mattino.

lunedì 2 luglio 2007

Tempo

...che se proprio vogliamo dirla tutta, è sempre e solo una questione di tempo.

nonhotempononfacciointempoperditempoguadagnatempochetempofa
vaiatempomiservetempotempotempotempotempo!

E tutti, dico tutti, che si aspettano da te sempre il rispetto di regole non scritte che ti impongono i -loro- tempi, ritmi, pause.
Ci sono dei momenti in cui è necessario andare fuori tempo -questo bisogna capirlo- altrimenti c'è il rischio di assuefarsi al ritmo cadenzato della banalità dove è tutto già scritto -e, per alcuni, questo bisogna accettarlo-, e l'unico sforzo che vi è richiesto è quello di "leggere".
Facile, troppo facile.
"Scrivere" il proprio tempo è il lusso dei coraggiosi e l'incoscienza degli inetti.
Il vero problema, ora, è cercare di capire a quale delle due sopracitate categorie si appartenga.
Per quanto mi riguarda sarebbe più semplice (e non di poco, pergiunta) capire perchè il senso di scorrimento del tempo è nella direzione degli istanti crescenti e non il contrario, ma ormai siamo arrivati a quello che sembra essere il nodo e tanto vale provare a tirare fuori qualcosa.
Non dico risposte, ma almeno idee di domande concrete.
Perchè un'affermazione è sempre una risposta a qualche domanda, che la maggior parte delle volte, però, non si conosce.
Pronti via (!?)
Scrematura iniziale: se pensate di essere dei coraggiosi, c'è una probabilità molto prossima ad uno che voi siate degli inetti. E viceversa.
Ok, io sono fuori.
Pazienza.
Andiamo avanti.
Quando andate fuori tempo (ammesso che lo facciate, ma io credo proprio di si), è una vostra libera scelta o semplicemente non trovate il tempo per andare a tempo?
Neanche a dirlo, risposta uno, coraggiosi, risposta due, inetti.
Ok, questa era facile l'ammetto.
Ora, così su due piedi mi verrebbe da dirvi che sono già stufo di porre domande (anche perchè io sono già fuori gioco e quindi non mi diverto più...hihihi), ma la verità è un'altra: in questo momento, semplicemente, non ho tempo per continuare a scrivere.
Eccolo il Tiranno per eccellenza, il Signore assoluto delle nostre vite, colui per il quale si fa tutto e niente.
Si può, si deve, combatterlo, ma poi vince quasi sempre Lui.
Tempo, Destino, Casualità, Sfiga...questi signori sono tutti amici, e spesso passeggiano mano nella mano calpestando la strada della nostra esistenza.
Quello che mi da davvero ai nervi è che sembra che, passeggiando, ridano.
Per quanta tenacia e passione mettiate, per quanto determinati voi siate, per quanto vi ostiniate a fermarli per poterli plagiare e piegare al vostro volere, sarà sempre Lui a dettare i tempi, i ritmi, le pause.
C'è poco da fare, ragazzi; tra coraggiosi e inetti, a volte, non c'è differenza.
A volte.
Altre volte, invece, si riesce a spuntare un risultato. Usando un gergo che non mi appartiene potrei dire un pareggio fuori casa, se capite ciò che intendo.
E se vi pare poco, be', non disperate, le vittorie arriveranno, ma da queste parti, si sa, nulla è gratis.
Ah, alla fine il tempo per dire queste ultime due scemenze l'ho trovato.
Anzi, il tempo c'è sempre stato, è solo che ora sono riuscito a "scriverlo" come volevo.
E, almeno per stavolta, ho vinto io.



C'è tempo
(Ivano Fossati)

Dicono che c'è un tempo
Per seminare
e uno che hai voglia
Ad aspettare
Un tempo sognato che viene
Di notte
E un altro di giorno teso
Come un lino a sventolare

C'è un tempo negato
E uno segreto
Un tempo distante
Che è roba degli altri
Un momento che era meglio
Partire
E quella volta che noi due
Era meglio parlarci

C'è un tempo perfetto
Per fare silenzio
Guardare il passaggio del sole
D'estate
E saper raccontare
Ai nostri bambini quando
È l'ora muta delle fate

C'è un giorno
che ci siamo perduti
Come smarrire un anello
In un prato
E c'era tutto un programma
Futuro
Che non abbiamo avverato
È tempo che sfugge
Niente paura
Che prima o poi ci riprende
Perché c'è tempo, c'è tempo
C'è tempo, c'è tempo
Per questo mare infinito
Di gente

Dio, è proprio tanto che piove
E da un anno non torno
Da mezz'ora sono qui arruffato
Dentro una sala d'aspetto
Di un tram che non viene
Non essere gelosa di me
Della mia vita
Non essere gelosa di me
Non essere mai gelosa di me

C'è un tempo d'aspetto
Come dicevo
Qualcosa di buono che verrà
Un attimo fotografato, dipinto, segnato
E quello dopo perduto via
Senza nemmeno voler sapere
Come sarebbe stata
La sua fotografia

C'è un tempo bellissimo
Tutto sudato
Una stagione ribelle
L'istante in cui scocca l'unica freccia
Che arriva alla volta celeste
E trafigge le stelle
È un giorno che tutta la gente
Si tende la mano
È il medesimo istante per tutti
Che sarà benedetto, io credo
Da molto lontano
È il tempo che è finalmente
O quando ci si capisce
Un tempo in cui mi vedrai
Accanto a te nuovamente
Mano alla mano
Che buffi saremo
Se non ci avranno nemmeno
Avvisato

Dicono che c'è un tempo
Per seminare
E uno più lungo per aspettare
Io dico che c'era un tempo
Sognato
Che bisognava sognare

giovedì 21 giugno 2007

lalistadellaspesa

Certo che si è fatto proprio tardi, devo assolutamente uscire di casa prima che il supermercato chiuda!
Ma dove diavolo sta la lista della spesa? Ero sicuro di averla messa proprio qua...no, qui sul tavolo non c'è, allora
magari attaccata al frigo...no, neanche...eppure ero sicuro...aspetta aspetta...ah, eccola qui, in tasca, ma che strano, giurerei di
non aver avuto indosso questi pantaloni quando l'ho scritta, chissà come è capitata qui dentro...mah...ehi, un momento...
questa NON E' LA MIA LISTA!!!
Dov'è il latte? E il pane? I miei petti di pollo, aiuto, come faccio senza petti di pollo!? Manca pure il detersivo per i piatti...
Ma che accidenti c'è scritto qui?
Neanche si capisce niente, ma guarda te che scherzi del cavolo fanno certe persone...roba da matti...

la lista della spesa di una spesa un poco strana ma che forse a ben guardare è la spesa per andare in un posto bello e caldo dove tutto l anno è in saldo sia il maglione per il cuore che la sciarpa di un colore che ricorda il sangue e il sole ma che strano sto colore ora basta con le rime e senza stare qui a ciarlare è il momento di elencare quanto è d obbligo comprare per poter infin partire per un viaggio lungo e duro (ho detto viaggio) che ti porti presto o tardi forse a ottobre forse a maggio a capir come sei fatto se allor si vuole andare bisognerà dapprima avere scarpe buone e buoni piedi che la strada spesso sale e se la mappa non possiedi o la tristezza poi ti assale non temere amico mio avrai forza luce e sole non donarti alla mestizia cerca invece l amicizia di chi ha sguardo onesto e fiero mani grandi e cuor leggero per potere sopportare sulla strada che ancor sale il suo peso e il tuo di sopra se sei tanto fortunato troverai nella salita anche un altro sentimento nè amicizia neanche affetto o comunque anche e più se ti dico che è l amore non scappare pensa bene che è una cosa così rara che spaventa e poi confonde ma tu impara dai tuoi errori non temere disonori non è questo che è importante ma l amore che tu doni mamma mia che faticata questo amore stanca proprio ma che bello quando è notte abbracciarla forte forte senza fiato poi lasciarla perchè possa ancora amare nell istante successivo la sua vita con la tua ed insieme si sognare di un viaggio lungo lungo verso un posto bello e caldo dove tutto l anno è in saldo sia il maglione per il cuore che la sciarpa di un colore che ricorda il sangue e il sole ma che strano non è strano sto colore l ho già visto ed ero solo mi sembrava un altra cosa forse allora sarà amore che ha cambiato angolazione non vorrei ricordar male ma non s era forse detto ora basta con le rime e perché questo dispetto di seguire a fraseggiare con i suoni dei versetti ecco qui la tua risposta sono suoni non parole non si può parlar d amore così come lo si canta dimmi un po tu che sai tutto ma la lista della spesa l hai interrotta sul più bello la partenza innanzitutto si diceva scarpe buone e buoni piedi ma soltanto ciò non basta ci vuol forza cocciutaggine un cervello che funzioni e poi tanto tanto culo tutte cose che purtroppo nella lista non ci stanno per il semplice motivo che non puoi comprare tutto ma io allora che mi compro ora che faccio la spesa mica posso partir solo con due scarpe e tanto fiato invece si caro mio amico hai già tutto ciò che serve hai la forza per partire hai gli amici per viaggiare e quandanche farà buio avrai amore a illuminare quella strada che altrimenti mai avresti incominciato ora su non indugiare parti in fretta e non pensare che potresti sai inciampare se poi cadi ti rialzi ti pulisci e ti incammini per quel posto bello e caldo dove tutto l anno è in saldo sia il maglione per il cuore che la sciarpa di un colore che ricorda il sangue e il sole ma che bello sto colore

;-)

mercoledì 20 giugno 2007

Muri

A volte, ma solo a volte, la vita ci prende in giro così.

Leggete con attenzione, senza fretta e respirando a tempo, che da queste parti le parole pesano più del piombo.

Dunque.

Si parla di muri...avete presente i mattoni?
Ok, mettetene uno sopra l'altro, uno di fianco all'altro, buttateci sopra del cemento (quanto basta), aspettate qualche giorno, poi se siete proprio fanatici, date pure una mano di pittura (colore a piacere, tanto alla fine
di questa favoletta il muro crolla -forse- e il colore sarà poi l'ultima delle vostre preoccupazioni)...et voilà, di fronte a voi c'è un muro.

Oppure.

Innamoratevi di una persona testarda...et voilà, di fronte a voi c'è un muro.
Poi, se anche voi non siete proprio il massimo dell'elasticità, i muri diventano due, uno di fronte all'altro.

E iniziano i guai.

E, con i guai, iniziano le improbabili soluzioni.
Improbabili perchè fintanto che ognuno dei due muri resta convinto che lui ha diritto di stare lì, dritto, alto, impettito...i due muri resteranno lì.
E l'unico modo per credere che non ci siano è guardare da un'altra parte, o chiudere gli occhi e non guardare proprio. Ma i muri stanno lì.
Quando d'estate fa caldo, ma tanto caldo, l'ombra che da essi ne deriva fa anche piacere, ci si mette sotto il muro e ci si guarda intorno.
Si vede un mondo accaldato e voi, invece, all'ombra e al fresco vi sentite fortunati.

Il problema sorge di notte, quando il muro non serve proprio a un cazzo, anzi, intralcia.
Lo prendiamio questo martello e iniziamo a rompere 'sto muro?
Macchè, perchè devo farlo prima io? Prima quell'altro!
No, prima tu!
No, prima tu!
No, prima tu!
Insomma, un gran casino.

Che poi, a ben guardare, il fatto è che se uno dei due è così convinto di essere nel giusto che non sente ragioni, le possibilità sono due.
La prima. L'altro cede.
La seconda. L'altro cede.
La terza (ma come, non erano due? Ecco, infatti, erano, ora sono tre). Game over.

Come è facile immaginare le ipotesi uno e due portano ad implicazioni "simili" tra loro, la terza invece non comporta proprio implicazioni. Tante care cose e stammi bene.
Ma parliamo delle prime due che è meglio, va.
L'altro cede. L'altro cede.
I problemi si risolvono. Forse. Forse no. E se domani esce fuori qualcos'altro? Qualche altro motivo per aggiungere mattoni ad un muro che non è crollato
(a dir la verità non ha mai nemmeno tremato...). Che si fa, si riparte da capo?
No, eh?
Oddio, che cosa strana che mi è successa...mentre scrivevo, proprio un istante fa, due istanti, tre istanti, quattro, cinque...ok, avete capito...mi è improvvisamente passata la voglia di continuare a scrivere.
Un po' perchè mi rendo conto che ho scritto un sacco di cose delle quali al 99% di voi non importa proprio niente, un po' perchè le ho scritte pure male,
e un altro po' perchè a scrivere e parlare non si va da nessuna parte. Sono strade già percorse. In macchina, a piedi, in bicicletta, in carrozza, come ve pare, ma non portano in nessuno stramaledetto posto.
Allora sapete che vi dico?
non scrivo più. non parlo più. vado a prendere il martello, anche se non so ancora cosa ci farò.

No hay problema sin soluciòn...

El problema no fue hallarte
El problema es olvidarte
El problema no es tu ausencia
El problema es que te espero
El problema no es problema
El problema es que me duele
El problema no es que mientas
El problema es que te creo.

El problema no es que juegues
El problema es que es conmigo
Si me gustaste por ser libre
Quien soy yo para cambiarte
Si me quede queriendo solo
Como hacer para obligarte
El problema no es quererte
Es que tu no sientas lo mismo.

Y como deshacerme de ti si no te tengo
Como alejarme de ti si estas tan lejos
Como encontrarle una pestaña
A lo que nunca tuvo ojos
Como encontrarle plataformas
A lo que siempre fue un barranco
Como encontrar en la alacena
Los besos que no me diste.

Y como deshacerme de ti si no te tengo
Como alejarme de ti si estas tan lejos
Es que el problema no es cambiarte
El problema es que no quiero.

El problema no es que duela
El problema es que me gusta
El problema no es el daño
El problema son las huellas
El problema no es lo que haces
El problema es que lo olvido
El problema no es que digas
El problema es lo que callas.

Y como deshacerme de ti si no te tengo
Como alejarme de ti si estas tan lejos
El problema no fue hallarte
El problema es olvidarte
El problema no es que mientas
El problema es que te creo
El problema no es cambiarte
El problema es que no quiero
El problema no es quererte
Es que tu no sientas lo mismo
El problema no es que juegues
El problema es que es conmigo.


(Ricardo Arjona - El problema)

lunedì 18 giugno 2007

...Musica (atto I)




tam-tam-tam

Fermati qui, non muoverti.

Ascolta.

Ascolta il sangue irrorare muscoli tesi, neuroni impazziti fuggire dalla tua coscienza fino ad un luogo
che ancora non conosci.
Vibrazioni appena percettibili travolgono e sconvolgono un desiderio sopito nella incessante normalità dei giorni,
eteree ed effimere violentano le tue percezioni.

Ti lascerò andare, se lo vorrai. Ma ora, ti prego, ascolta.

tam-tam-tam

Se anche sapessi fermare il tempo per un solo istante, un solo lunghissimo istante, tutto ciò non potrebbe sottrarsi
alle impietose leggi del movimento, cristallizzandosi per poi, subitamente, esplodere ancora ed ancora con dirompente prepotenza.
Destinato quindi all'eterno movimento, soggiace di fronte all'immobilità della sua condanna.

Una condanna di desiderio.
Una condanna di passione.
Una condanna di volontà distrutte nel momento stesso della loro -perfetta- attuazione.
Non esiste nell'animo umano un solo leggerissimo luogo dove trovare spiegazione a tutto questo.

Soltanto musica può spiegare Musica.

tam-tam-tam

(continua...)

mercoledì 13 giugno 2007

GO-TAN-GO


E adesso, musica.

martedì 12 giugno 2007

Notturno in Mi minore (chant d'amour)

Luce.

Luce dappertutto.
Luce nella mia testa, nel mio cuore, nei miei occhi,tra le mie mani.
Luce nei miei sogni più lontani, quelli che non ricordo più e quelli che ancora non conosco.
Luce.
Ti vedo crescere, di fronte a me, e farti carne, poi anima, poi ancora carne per chi ti godrà, impuro -sempre- al mio sguardo.

Non aver paura ora, amore mio, Luce saremo noi, un giorno e tutti i giorni.
E se tu ancora non respiri nella mia stessa vita, se ancora non conosci il mio volto al mattino nè un istante prima di abbandonare la sera,
allora la tua attesa sarà la mia e, fino ad allora, il tuo tempo solo tuo.

E quando ci sorprenderà la complementarità che credevamo persa, sarà, finalmente, Luce.
Luce dappertutto.
Luce nella nostra testa, nel nostro cuore, nei nostri occhi, tra le nostre mani.
Luce come appendice di noi, noi sue appendici.

E penseremo, parleremo, agiremo, ameremo, solo per Lei.
Non esisterà nulla se non nella Sua luce.
Luce, sarà una bambina bellissima.

lunedì 11 giugno 2007

Una domanda per una risposta.

innanzitutto, la risposta:
- da qualcosa dovevo pur "iniziare", no?

la domanda:
- perchè "abc"?

...e se hai capito, mò traducilo...

Day Zero - ovvero, quando tutto ebbe inizio.

Lasciate che io sia carne e cielo, musica e parole, zolfo e zucchero.
Lasciate che io viva nell'oblio, ricordando chi non sono...chi vorrò essere è scritto negli occhi di chi non guarda, ma "ascolta".
Parole superflue.
Rumori sensati di un insensato concerto.
Troppe risposte per così poche domande.
La notte esiste nella misura in cui arriverà, inesorabile, un giorno nuovo a spazzarla via.

...

Ed ora che, finalmente, mi sono tolto questo sassolino dalla scarpa, si può davvero iniziare.
Toni diversi, forse.
Chiaroscuri, s'è detto(?)
Stessa mano, altri occhi.
Socchiusi per ridere, sbarrati per piangere. Singolare, nevvero?
Ne parleremo...

Ma che caldo che fa oggi, mi sa che mi spoglierò.
Di un po' di pensieri che da tempo non mi dan tempo di pensare ad altro.